Educazione e genitorialità

Educare i bambini: i no che aiutano a crescere

La relazione educativa è il rapporto che si stabilisce tra il bambino e gli adulti educanti: genitori, nonni, insegnanti, educatori ecc. perchè questa relazione sia positiva è bene evitare il cosiddetto “braccio di ferro” tra bambini e adulti.

L’adulto che si occupa di educazione deve saper distinguere fra ordini e regole, tanto più che il bambino piccolo non riesce ancora ad interpretare un ordine con oggettività, ma lo vive come imposizione restrittiva soggettiva.

Le regole sono oggettive, stabilite e condivise dal contesto familiare e sociale in cui il bambino vive e cresce, regole a cui tutti si devono attenere in quanto esse hanno una ripercussione diretta sulla convivenza familiare, sociale e civile es. “in classe si parla sottovoce”, “la carta va riposta nel recipiente di raccolta”, “alle nove si spegne la tivù e si va a letto”.
L’ordine o il comando è soggettivo ed è imposto al bambino dall’adulto che così pretende un comportamento spesso dettato dall’umore del momento, es. “non urlare!”, “non mettere in disordine!”, “vieni subito qui!”.

In questi casi è naturale che il bambino si ribelli o faccia i capricci perchè gli viene imposto un comportamento immotivato e momentaneo senza riferimenti da lui conosciuti, con conseguente insicurezza, da parte del bambino, di un confine che non può darsi e che l’adulto, suo referente non riesce a dargli.

In questa ottica si capisce come l’ordine sia arbitrario e umorale mentre la regola è chiara, coerente e condivisa da chi agisce la funzione educativa. La regola inoltre evita i capricci dei bambini, le proibizioni imposte dall’adulto e le discussioni inutili.
L’esperienza quotidiana dimostra che in generale i bambini escono vincenti da questi “braccio di ferro”, la discussione che ne viene fuori finisce per stancare l’adulto che tende a lasciar perdere: “fai come ti pare…” è una resa ricorrente.

È meglio non farsi trascinare in questo meccanismo, dopo un breve scambio verbale bisogna ricordare al bambino le regole stabilite e le possibili conseguenze che potrebbero seguire se continua nel suo comportamento disubbidiente.

L’adulto che cede al capriccio o non riesce a farsi ubbidire provocherà nel bambino la convinzione che egli non controlla la situazione e che può essere facilmente manipolabile. Il segnalare al bambino la possibile sanzione non è un eccesso di rigidità ma una modalità educativa che gli permette di capire e di attenersi a confini prevedibili, semplici e quindi ubbidibili.
L’adulto deve essere in grado di agire azioni di contrasto nei confronti dei bambini piccoli, perché essi sono naturalmente narcisisti e centrati su sé stessi, è meglio saper dire “no” in modo chiaro e stabilire regole precise piuttosto che accontentare ogni richiesta. Assecondare il bambino per evitare discussioni, oltre che a favorire il capriccio, gli impedisce di fare “esperienze di vita”, elementi importanti per lo sviluppo cognitivo.

Daniele Novara direttore  del centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti di Piacenza afferma: “Se si danno regole precise, chiare e condivise i capricci sono rare eccezioni” (citazione di D. Novara fonte: Sapere e salute, educazione sanitaria in farmacia n. 87).

Scritto da Fulvia Di Benedetto, insegnante di scuola dell’Infanzia a Torino.

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Specializzata in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale nel 2010 presso l’Istituto Studi Cognitivi di Firenze. Laureata in Psicologia Clinica nel 2005 presso l’Università degli Studi di Torino. Iscritta all’Albo dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte (Torino, 4900).